Il caffé è sempre stato motivo di continui dibattiti: chi sostiene abbia innumerevoli proprietà benefiche, chi vorrebbe bandirlo per sempore, chi infine non può fare a meno.
La verità, come in ogni cosa, sta nel mezzo. E’ vero che il caffé ha alcune controindicazioni: è eccitante e quindi sconsigliato a chi soffre di ipertensione, può irritare il sistema digestivo ed infine può causare una riduzione nell’assorbimento del calcio da parte dell’organismo ed un aumento del rischio di fratture ed osteoporosi in età avanzata.
D’altra parte, berne con moderazione ha i suoi bei vantaggi: pare che il caffé ad esempio possa contribuire a diminuire il rischio di insorgenza del diabete mellito (diabete di tipo 2); inoltre i chicchi di caffè contengono sostanze antiossidanti utili a prevenire diversi tipi di malattie e di disturbi e capaci di difendere le cellule dell’organismo dall’azione dei radicali liberi. 

C’è poi un altro motivo per cui il caffè è apprezzato particolarmente da studenti e lavoratori: oltre a darci una bella sferzata di energia, il caffé, secondo recenti studi, può aiutare la memoria e potenziarre le nostre capacità cognitive. Questa almeno è la conclusione a cui è giunto un team della Johns Hopkins University di Baltimora, che ha scoperto che la caffeina tiene desti i ricordi potenziando la memoria a breve ed a lungo termine.
Non male per lo studente che deve affrontare intere sessioni d’esame!

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Lo studio è stato di fondamentale importanza e non certo banale poiché finora era pressocché impossibile stabilire la correlazione tra l’assunzione di caffeina e le capacità mnemoniche; questo perché il processo di registrazione dei ricordi – per esempio, la lettura di un libro prima di un esame – può accadere in condizioni in cui la persona è desiderosa di assorbire e conservare le informazioni. E’ stato sempre dunque molto difficile distinguere tra la predisposizione naturale di qualcuno e le capacità derivanti dalla caffeina.

Per togliere questo fattore di confusione, il team di ricercatori ha chiesto a 73 volontari di guardare immagini di un certo numero di oggetti – per esempio, una pianta, un cestino, un sassofono, o un cavalluccio marino. In seguito, alla metà del gruppo è stata somministrata una dose di 200 milligrammi di caffeina, equivalente a due tazze di espresso forte, mentre agli altri è stata data una una pillola placebo. Campioni di saliva sono stati prelevati 1, 3 e 24 ore più tardi per misurare i livelli di caffeina.
Il giorno seguente, entrambi i gruppi sono stati invitati a guardare un’altra serie di immagini. Alcune delle immagini erano uguali, altre erano diverse, alcune erano simili. Entrambi i gruppi sono stati capaci di distinguere tra vecchie e nuove immagini, ma chi aveva assunto caffeina era più propenso ad individuare le immagini simili.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience , giunge dunque alla conclusione che la caffeina è associata ad una memoria migliore, ma anche alla longevità del cervello e ad effetti protettivi sul declino cognitivo come il morbo di Alzheimer.
Perciò – ovviamente senza abusarne e se non sei predisposto a contrarre particolari patologie – un paio di tazzine al giorno non possono che farti bene!