Questo racconto mi è stato girato da un utente del blog. Fa parte del libro “Ma noi abbiamo le ali” di Ferrero Bruno e, visto che è molto interessante, e penso che possa aiutare tutti noi a vivere meglio, ho deciso di pubblicarlo.

Il falco pigro

Un grande re ricevette in omaggio due pulcini di falco e si affrettò a consegnarli al maestro di falconeria perché li addestrasse. Dopo qualche mese, il maestro comunicò al re che uno dei due falchi era perfettamente addestrato.

«E l’altro?» chiese il re.

«Mi dispiace, sire, ma l’altro falco si comporta stranamente; forse è stato colpito da unamalattia rara, che non siamo in grado di curare.

Nessuno riesce a smuoverlo dal ramo dell’albero su cui è stato posato il primo giorno.

Un inserviente deve arrampicarsi ogni giorno per portargli il cibo».

Il re convocò veterinari e guaritori ed esperti di ogni tipo, ma nessuno riuscì a far volare il falco.

Incaricò del compito i membri della corte, i generali, i consiglieri più saggi, ma nessuno poté schiodare il falco dal suo ramo.

Dalla finestra del suo appartamento, il monarca poteva vedere il falco immobile sull’albero, giorno e notte.

Un giorno fece proclamare un editto in cui chiedeva ai suoi sudditi un aiuto per il problema.

Il mattino seguente, il re spalancò la finestra e, con grande stupore, vide il falco che volava superbamente tra gli alberi del giardino.

«Portatemi l’autore di questo miracolo» ordinò

Poco dopo gli presentarono un giovane contadino.

«Tu hai fatto volare il falco? Come hai fatto? Sei un mago, per caso?» gli chiese il re.

Intimidito e felice, il giovane spiegò:

«Non è stato difficile, maestà. Io ho semplicemente tagliato il ramo. Il falco si è reso conto di avere le ali ed ha incominciato a volare!».

Falco nella sua "nuova" zona di comfort

Falco fuori dalla sua “vecchia” zona di comfort

Mio commento

Qualche psicologo, parlando della storia del falco, direbbe che aveva paura di uscire dalla sua “zona di comfort”

Fin da piccoli tendiamo a creare un nostro “nido” dove ci sentiamo sicuri.

Questo nido è fatto da tutte quelle abitudini, i nostri modi di parlare, di fare, il modo con cui studiamo, ci rapportiamo agli altri ma anche il nostro modo di vestirci, di scrivere con il cellulare o di allacciarci le scarpe.

Ripetere le cose sempre nello stesso modo crea in noi quell’emozione di sicurezza e di fiducia perché tutte queste cose ci appartengono, sappiamo cosa aspettarci. Le novità, imparare qualcosa di diverso, il cambiamento, rappresentano una grossa forzatura per il nostro “nido” mentale

Ripetere le cose che già conosciamo è più facile e più sicuro ma il rischio e di non imparare mai a “volare”. Lo status quo può essere piacevole ma per esserci crescita deve esserci la volontà di aprirsi a nuove esperienze e aprirsi a nuove opportunità.