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Ebook Studio Sereno per Bambini

Volevo annunciarvi il lancio di un nuovo ebook gratuito targato Memosystem Italia!

Abbiamo creato una nuova guida su come aiutare e migliorare il modo di apprendere di tuo figlio.

Siamo partiti dall’idea che, come sicuramente saprai, nella nostra scuola si passa molto tempo ad insegnare concetti, ovviamente importanti, ma troppo poco (secondo noi) ad insegnare come assimilarli e a come sviluppare le capacità fondamentali per uno studio efficace. In questo documento scoprirai come migliorare la sua concentrazione.

Ecco il link per accedere al download http://www.memosystem.it/gates/studio-sereno-bimbi

Tramite le nuove tecnologie, i videogiochi, la cultura attuale in generale ma anche grazie alla velocità con cui si può accedere a quantità inimmaginabili di informazioni, i nostri figli hanno imparato a “surfare” sulle informazioni: passano da una cosa all’altra con una disinvoltura disarmante.

Per quanto tutto questo possa avere, anche, degli effetti positivi, può portare i nostri ragazzi all’incapacità di concentrarsi quando serve. Ecco perché ci siamo focalizzati al massimo sullo sviluppo di questa qualità http://www.memosystem.it/gates/studio-sereno-bimbi

Come può tuo figlio di sviluppare questa abilità?

In questo report speciale scoprirai 12 esercizi utili a questo scopo

Non prendere sottogamba questi esercizi: possono sembrare banali ma ti garantisco che, ripetuti, saranno molto utili per tuo figlio!

P.S.

Da 22 anni insegno i metodi di apprendimento per tutti ma negli ultimi 10 anni ho usato questo metodo per aiutare mio figlio e, ti assicuro, questo è metodo che ho usato con lui il migliore che ho trovato in circolazione.

Dacci subito un occhiata ;)

http://www.memosystem.it/gates/studio-sereno-bimbi

Howard Gardner e le intelligenze multiple

Il professor Gardner

Il professor Gardner

Cos’è l’intelligenza? La definizione di cosa sia l’intelligenza e il modo in cui misurarla sono ancora sede di molti dibattiti.

Il Q.I. è stato per anni “Il” sistema di misura dell’intelligenza. Si basava su un fattore unitario misurabile tramite dei test. Questa “unicità” fu contestata negli anni ‘80 dal dottor Howard Gardner.

La sua tesi è tuttora che quei test misurano solamente le capacità linguistiche o logico-matematiche e che, quindi, non dicesse nulla sul possibile talento musicale, per il ballo, nella progettazione, sulle capacità sociali e cosi via.

Secondo la definizione di Gardner, inoltre, l’intelligenza non è una cosa innata e sostanzialmente non modificabile ma, viceversa, può cambiare durante tutto l’arco della vita è può perciò essere migliorata con esercizi specifici ad ogni area.

Cosi formulò una nuova teoria più ampia suddividendo l’intelligenza in “sottofattori differenziati”.

Questo cambiamento di paradigma è stato, ovviamente, un importante cambiamento di rotta per la psicologia e nell’ambito educativo in particolare.

Molte tecniche didattiche sono, infatti, mutate in conseguenza a questa teoria. Ecco perché oggi giorno le teorie didattiche danno molta più attenzione allo sviluppo di ogni singola intelligenza.

Prima parte
Seconda parte

“Zona di Comfort” e Apprendimento

Questo racconto mi è stato girato da un utente del blog. Fa parte del libro “Ma noi abbiamo le ali” di Ferrero Bruno e, visto che è molto interessante, ho deciso di pubblicarlo.

Il falco pigro

Un grande re ricevette in omaggio due pulcini di falco e si affrettò a consegnarli al maestro di falconeria perché li addestrasse. Dopo qualche mese, il maestro comunicò al re che uno dei due falchi era perfettamente addestrato.

«E l’altro?» chiese il re.

«Mi dispiace, sire, ma l’altro falco si comporta stranamente; forse è stato colpito da unamalattia rara, che non siamo in grado di curare.

Nessuno riesce a smuoverlo dal ramo dell’albero su cui è stato posato il primo giorno.

Un inserviente deve arrampicarsi ogni giorno per portargli il cibo».

Il re convocò veterinari e guaritori ed esperti di ogni tipo, ma nessuno riuscì a far volare il falco.

Incaricò del compito i membri della corte, i generali, i consiglieri più saggi, ma nessuno poté schiodare il falco dal suo ramo.

Dalla finestra del suo appartamento, il monarca poteva vedere il falco immobile sull’albero, giorno e notte.

Un giorno fece proclamare un editto in cui chiedeva ai suoi sudditi un aiuto per il problema.

Il mattino seguente, il re spalancò la finestra e, con grande stupore, vide il falco che volava superbamente tra gli alberi del giardino.

«Portatemi l’autore di questo miracolo» ordinò

Poco dopo gli presentarono un giovane contadino.

«Tu hai fatto volare il falco? Come hai fatto? Sei un mago, per caso?» gli chiese il re.

Intimidito e felice, il giovane spiegò:

«Non è stato difficile, maestà. Io ho semplicemente tagliato il ramo. Il falco si è reso conto di avere le ali ed ha incominciato a volare!».

Falco nella sua "nuova" zona di comfort

Falco fuori dalla sua "vecchia" zona di comfort

Mio commento

Qualche psicologo, parlando della storia del falco, direbbe che aveva paura di uscire dalla sua “zona di comfort”

Fin da piccoli tendiamo a creare un nostro “nido” dove ci sentiamo sicuri.

Questo nido è fatto da tutte quelle abitudini, i nostri modi di parlare, di fare, il modo con cui studiamo, ci rapportiamo agli altri ma anche il nostro modo di vestirci, di scrivere con il cellulare o di allacciarci le scarpe.

Ripetere le cose sempre nello stesso modo crea in noi quell’emozione di sicurezza e di fiducia perché tutte queste cose ci appartengono, sappiamo cosa aspettarci. Le novità, imparare qualcosa di diverso, il cambiamento, rappresentano una grossa forzatura per il nostro “nido” mentale

Ripetere le cose che già conosciamo è più facile e più sicuro ma il rischio e di non imparare mai a “volare”. Lo status quo può essere piacevole ma per esserci crescita deve esserci la volontà di aprirsi a nuove esperienze e aprirsi a nuove opportunità.

La connessione tra tutto questo e il nostro sito è chiara: sviluppare nuovi metodi di studio, cambiare un atteggiamento poco utile per apprendere significa entrare in un nuovo schema mentale e questo solitamente è fuori dalla propria zona di comfort!

Ecco perché i nostri corsi sono stati i primi a prevedere degli esercizi di “Neurobica” o anche detta “Brain Fitness”. Uno degli scopi di questa disciplina è esattamente questo. Allenare il “muscolo” del nostro cervello che serve ad abituarci al cambiamento.

Come imparare il francese velocemente!

Questa è la storia di Beppe, un ragazzo che ha fatto il corso con noi.
E' la sua testimonianza di come le tecniche di memoria gli abbiano permesso di apprendere con facilità una lingua e di applicarla in modo immediato ad una delle sue più grandi passioni, il basket.

 

 “Alla fine di marzo, mi è capitata l’opportunità di poter arbitrare un torneo di basket internazionale in Francia. Ero esaltatissimo, l’unica mia preoccupazione era la lingua.

Non avevo mai parlato il francese e le lingue straniere in generale non sono mai state il mio forte. Parlare con un madrelingua è un’esperienza che da sempre mi crea molta ansia al solo pensiero. In quest’occasione mi sono trovato costretto ad affrontare la mia “paura” delle lingue se volevo fare nuove conoscenze e comunicare durante il torneo.

Avevo sentito dire che per farsi capire in una lingua bastano 200 vocaboli. Basandomi su questo dato ho memorizzato  200 vocaboli in una settimana nei ritagli di tempo. Sul pullmann che mi avrebbe portato fino a destinazione c’era un altro arbitro che parlava un ottimo francese e ci siamo messi a fare conversazione. Ero molto impacciato all’inizio, sembravo lo straniero che arriva in Italia e ti chiede:”Io volere mangia ristorante”.

Così è stato per i primi 2 giorni della mia permanenza. Mi sforzavo di parlare il più possibile e mi facevo capire a stento, però mi facevo capire, il che era già una conquista! Gli ultimi due giorni li ho passati con un gruppo di francesi con i quali abbiamo fatto lezioni di italiano-francese/francese-italiano in maniera divertente!
E’ stata una bellissima esperienza, resa ancor più coinvolgente dal fatto che sono riuscito a dialogare in una lingua straniera con 200 vocaboli di base! Pensate cosa avrei potuto fare con 400 e qualche nozione di grammatica!”

Le maggiori difficoltà nel passare dalla conoscenza di base di una lingua ad una conoscenza più approfondita sono relative al vocabolario, cioè alla quantità di parole che conosciamo, e non alla grammatica come si è portati a pensare.

Statistiche governative inglesi affermano inoltre che l’inglese medio conosce tra le 900 e le 1200 parole. Imparare 200 vocaboli a settimana come Beppe significa in meno di due mesi avere un vocabolario pari a quello di un inglese medio, nato e cresciuto in Inghilterra. Alcune lingue richiedono un numero di vocaboli più alto (la media italiana ad esempio è circa 1500) ma al ritmo di 200 a settimana la differenza ci sembra irrisoria.

Memoria & Musica

La capacità di memorizzare e di ripetere non avviene solo in campo scolastico, ma anche in campo musicale, dove bisogna ricordarsi passaggi o anche interi brani. Ciò è comune per la maggior parte delle persone che praticano questa disciplina per studio o per passione ma, volendo, tutti riusciamo a farlo senza dover compiere un grande sforzo.

La nostra memoria ci supporta, infatti, anche in tutto ciò che riguarda la musica, come quando ci vengono alla mente facilmente le nostre canzoni preferite o un motivo orecchiabile. Anche un numero di telefono è più facile ricordarlo se lo dividi a gruppi e gli dai una sua melodia; e che disastro se te lo dicono con un altro ritmo, vero?

 

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Visto in TV! :)