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postheadericon I meccanismi della memoria

Fin dall’antichità possiamo trovare notizie di individui che sbalordivano per le loro capacità mnemoniche.Cicerone

Interi poemi,elenchi di centinaia di nomi, date e numeri erano solo alcune prove di memoria con cui deliziavano il pubblico e, nella  maggior parte dei casi, il loro segreto consisteva in una buona padronanza di speciali tecniche di memoria definitfane oggi mnemotecniche.

Lunga è la lista dei personaggi storici che ricorrevano a tecniche di memoria: da Simonide di Ceo ( 470a. C. ) a Platone ed Aristotele per quanto riguarda l’antica Grecia, da Cicerone a Quintiliano per l’antica Roma.

Via via con il passare dei secoli attraverso personaggi del calibro di Tommaso d’Aquino, Lullo, Giordano Bruno, il leggendario Pico della Mirandola, Leibniz la mnemotecnica arriva ai giorni nostri passando dalla tradizione classica un po’ elitaria e sensazionalistica ad una tecnica semplice ed efficace dai risultati sicuri per tutti.

Le più recenti scoperte sul funzionamento del cervello hanno inoltre dimostrato che queste tecniche sono in effetti strettamente collegate ai meccanismi di base della nostra mente.

Di conseguenza si è cominciato ad usarle ed insegnarle nelle università e nelle scuole, considerandole come aiuti integrativi nei procedimenti di apprendimento generale.

Corsi di memoria si tengono sin dagli anni ’50 in molti campus universitari americani, ed è lunghissima la lista di aziende ed istituzioni che ospitano seminari sulla memotecnica rivolti ai propri dirigenti: dalla Exxon alla Nasa, dalla Texas Instruments alla IBM, dalla Fiat alla Olivetti a decine di medie e grandi aziende italiane.

Queste strategie, in effetti, si basano su premesse molto semplici: qualunque tipo di dato sottoposto all’attenzione dei nostri cinque sensi viene immagazzinato nel nostro cervello. Ciò che manca alla nostra memoria non è, infatti, la capacità d’immagazzinamento dei dati, bensì un’efficace gestione dei dati al momento del richiamo.

E’ del professor Wilder Penfield, canadese, la scoperta quasi casuale della capacità delle cellule cerebrali di “catturare” e mantenere intatte anche con il passare di decine di anni le infinite percezioni rilevate dai cinque sensi.

Penfield, scoprendo con stupore che quando stimolava con piccole sonde elettriche alcune particolari cellule cerebrali, i suoi pazienti ricordavano improvvisamente esperienze del passato, rivivendone realmente l’intera esperienza, compresi odori, rumori, colori, movimenti e sapori

Fu lui a formulare l’ipotesi che all’interno di ogni cellula esista un deposito completo di ogni avvenimento del nostro passato e che se riuscissimo a trovare lo stimolo adatto potremmo riproiettare l’intero “film”.

Le mnemotecniche si propongono quindi come un metodo efficace per ordinare al momento della percezione tutte le informazioni che si vogliono ritenere nel tempo in maniera tale da sapere sempre in quale specifico “cassetto” della nostra memoria è possibile andarle a recuperare al momento opportuno.

Tutto questo attraverso semplici principi:

  • Visualizzazione: conversione di dati in immagini mentali allo scopo di sfruttare il senso predominante; è stato calcolato, infatti, che la memoria umana è infatti visiva per l’80-85%
  • Associazione di immagini
  • Uso della fantasia: allo scopo di creare immagini inusuali che possano coinvolgere emotivamente

Grazie alle tecniche mnemoniche è possibile memorizzare, ricordando con precisione nel tempo, centinaia di vocaboli stranieri in pochi giorni, interi programmi d’esame, classificazioni, formule, grafici, articoli di codice e qualsiasi altro tipo di dato o informazione.

Ma soprattutto si acquisisce la capacità di ricordare a lungo termine, così da eliminare quasi totalmente la lunga e noiosa fase di ripasso, con un conseguente risparmio di tempo ed energie enorme!

postheadericon Il cervello cambia a seguito delle esperienze

I ricercatori della University of Washington hanno scoperto l’esistenza di alcuni neuroni nel nostro cervello, il cui funzionamento spiega come uomini e animali possano apprendere dalla loro esperienza.

Utilizzando una nuova tecnica di neuroimmagine, chiamata Arc cat FISH, i ricercatori hanno visualizzato singoli neuroni dell’amigdala in topi da laboratorio, che si attivano quando all’animale viene dato un compito d’apprendimento associativo.

Hanno quindi scoperto che i circuiti nel cervello possono cambiare a seguito di un’esperienza.

Durante la ricerca, si è potuto così osservare direttamente il luogo specifico dove si ritiene avvenga l’apprendimento e come tali neuroni hanno risposto sia a uno stimolo condizionato, una soluzione di saccarina, sia ad uno stimolo incondizionato, litio cloride che ha reso i topi assetati.

E a te, quale esperienza ti ha permesso di capire meglio un qualcosa che sino ad allora avevi studiato solo nei libri?

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